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"Mons. Santo Bellia"



Un pò di Storia




...un pò di storia

tratto
da: "La città semprerifiorente", Santi Correnti. Ed.
Greco - Catania




Il significato del nome di Catania.

Nel corso dei secoli la città di Catania è passata attraverso notevoli vicende: squassata dai terremoti, distrutta da eventi bellici, sepolta dalle lave, parecchie volte ha visto perfino mutare il suo nome illustre; ma allo stesso modo in cui essa è riuscita sempre a risorgere dopo ogni distruzione, così il suo nome è riuscito a superare tutte le bufere della storia, e dal secolo X in poi si è definitivamente determinato nella sua forma di Catania. Ma che significa questo nome? Come è nato?
Chi volesse esaminare le varie spiegazioni che si sono date, avrebbe veramente l’imbarazzo della scelta: innanzitutto c’è
da chiedersi, infatti, la provenienza del nome geografico "Catania". L’opinione corrente e generalmente accettata è che questo toponimo derivi dal greco "Katà Aitnen" che significherebbe "sotto l’Etna, ai piedi dell’Etna", spiegazione accettabilissima da un punto di vista logico e geografico, ma inammissibile dal punto di vista linguistico. I glottologi infatti si sono schierati contro di essa, perché troppe, e tutte ingiustificate, sarebbero le mutazioni fonetiche da ammettere in un "Katà Aitnen" divenuto Catania; e d’altro canto c’è da osservare che Catania, non è il solo centro abitato posto ai piedi dell’Etna. Caduta questa interpretazione, restano le congetture dei dotti, che sono svariatissime, perché ognuno, si potrebbe osservare, ha voluto dire la sua. Così, per alcuni (come l’etimologo siciliano Giuseppe Vinci del secolo XVIII), Catania deriverebbe dall’ebraico o dal fenicio, da una voce "Katna" che significherebbe "piccola": quindi Catania vorrebbe dire "piccola città" sicula, che poi sarebbe stata ingrandita dai colonizzatori greci. Non è il caso di soffermarci su questa fantasiosa ipotesi, che volle essere soltanto uno sfoggio di erudizione da parte di chi la tirò fuori. Né si può ammettere per buona l’interpretazione data dal Fazello, che pure è il più grande storico siciliano, poiché egli opina che Catania derivi il suo nome da un eroe eponimo di nome Catano, che vi avrebbe condotto i Calcidesi all’epoca della colonizzazione greca. Ma basta leggere le storie di Tucidide, come già affermava nel 1639 Pietro Carrera, autore delle Memorie historiche della città di Catania, per sapere che i greci calcidesi furono condotti a Catania da Evarco, e non da Catano, che esiste solo nella fantasia del Fazello. Si è pensato allora, per spiegare la derivazione greca del toponimo Catania, alle cose più fantasiose: per Stefano di Bisanzio, che fu grammatico e geografo bizantino del VI secolo d.C., Catania si è chiamata così dalla nave colla quale i greci risalirono il corso dell’Amenano; per altri, come il cinquecentista Giuseppe Carnevale perché così si chiamava la moglie del colonizzatore calcidese Evarco; per altri infine, come Matteo Selvaggio, Catania deriva il suo nome dalla città greca di Càtina nell’Arcadia: ipotesi quest’ultima che cade da sé, quando si pensi che Càtina nell’Arcadia è storicamente nata dopo la Catania di Sicilia.

Catania non è un nome greco.

Belle ipotesi suggestive, ma anch’esse purtroppo linguisticamente inaccettabili, sono state recentemente proposte da studiosi locali. Per Saverio Fiducia – il cui appassionato amore le cose di Catania è ben noto – il toponimo Catania deriverebbe dalla fusione di due parole greche Katà e ana che indicherebbe la parte alta e la parte bassa della città: per Santi Consoli si tratterebbe delle stesse parole, però nel senso di "sottosopra", con cui i colonizzatori calcidesi avrebbero indicato lo sconvolgimento del terreno da loro invaso, avvenuto per effetto di eruzioni vulcaniche e di terremoti. L’interpretazione del Consoli è interessante, perché tiene conto della particolare morfologia del terreno catanese, che ha dovuto avere necessariamente il suo peso nella formazione del toponimo, ma queste interpretazioni, che si basano sulla presunta origine greca, dimenticano di fare i conti con la storia in quanto che il toponimo "Catania" è certamente preesistente alla colonizzazione greca che avvenne nell’VIII secolo a.C.; (precisamente nel 728 a.C., se dobbiamo credere ai calcoli di Tucidide e del Cluver).
E’ bene chiarire che i Greci Calcidesi non fondarono Catania, ma che semplicemente la colonizzarono. Essi infatti, provenienti da Naxos, e cioè dall’odierno capo Schisò presso Taormina, dove erano giunti nel 735 a.C., per impadronirsi della fertile valle del Simeto, mandarono una colonia guidata da Evarco (= il buon condottiero) a Catania, e contemporaneamente ne mandarono un’altra a Lentini; è quindi evidente che Catania esisteva già, prima della colonizzazione greca come centro abitato, ed è altrettanto evidente che essa avesse già un suo nome, naturalmente indigeno.

II vero significato.

Questa ipotesi è quella vera, e la storia e la glottologia si accordano mirabilmente, per dimostrarne la inoppugnabilità. Nel siciliano antichissimo esiste infatti una voce, che con ogni probabilità è sicula, e che suona Katàne, esattamente come la voce greca Katàne: e che questa voce possa indicare veramente le caratteristiche geologiche del suolo catanese, apparirà chiaro a tutti quando si pensi che l’antichissima voce significa "grattugia", vocabolo che esprime con chiara evidenza l’aspetto tipico della sciara catanese, tutta irta di picchi lavici particolarmente ruvidi e taglienti. Per la predilezione degli antichi a chiamare i luoghi da talune loro caratteristiche, si pensi all’antico nome di Messina, detta Zancle, (= falce) dalla forma del suo porto; e gli esempi si potrebbero moltiplicare, come per Siracusa che significa "luogo paludoso". I coloni calcidesi non fecero altro che grecizzare una voce preesistente (e che si tratti di parola squisitamente siciliana è attestato da Plutarco nella Vita di Dione), e per lunghi anni la città siciliana si chiamò Catàne.
Vennero poi i Romani, durante la prima guerra punica (III secolo av. Cristo), e il toponimo subì tre variazioni: da Catàne divenne Càtane (forma attestata nelle Puniche del poeta latino Silio Italico); e adattandosi meglio alle tendenze fonetiche dei Romani, divenne Càtana e Càtina. Per quest’ultima variazione, non c’è
bisogno alcuno di pensare, come han fatto il Freeman e lo Scaturro, ad una voce sicula Katinon (= bacino), che non è attestata: il problema linguistico qui non si pone, perché si tratta di sillaba non accentata, che i Romani trattavano con molta libertà. Tanto per fare un esempio i Romani per dire "io capisco" pronunziavano indifferentemente "intellego" o "intelligo": quindi, per loro, dire Càtana o Càtina era perfettamente la stessa cosa, e infatti le due forme coesistono, con una notevole preferenza per Càtina nel periodo aureo. Terminato il periodo romano della storia dell’Isola, noi sappiamo che essa tornò pienamente nell’ambito culturale dei greci, sicché nel VI secolo d.C., sotto il dominio bizantino, Catania riprese il nome greco di Catàne, che però ora veniva pronunziato alla maniera bizantina, cioè Catàni. Da Catàni a Catania il passo è breve, specie se pensiamo che vi abbia influito, come accortamente suggerisce il glottologo Giovanni Alessio, la voce araba "Qatâniyah", che indica le leguminose, cioè un prodotto tipico della fertilissima Piana, di cui Catania è lo sbocco naturale e il principale mercato. Quindi il nome "Catania" si è determinato con ogni probabilità dopo la conquista araba della città, avvenuta certamente dopo il 900 d.C., e pertanto il toponimo Catania celebra proprio in questo secolo il suo primo millennio di vita.

Evoluzione del nome di Catania.

Ma Catania si è sempre chiamata così?
A questo riguardo la storia ci insegna che alla città etnea – e sempre invano – si è
tentato di cambiare il nome almeno tre volte. Essa fu Katàne per i siculi e per i colonizzatori greci; ma il siracusano Ierone I, che la conquistò nel 476 a.C. e ne deportò a Lentini gli abitanti, la chiamò Etna, e questa impresa fu celebrata da Pindaro in un’ode e da Eschilo in una tragedia oggi perduta, Le Etnee. Ierone I morì nel 467 a.C. proprio nella città etnea, lasciandovi per signore il figliolo; ma gli esuli Catanesi nel 461 a.C. la riconquistarono e naturalmente le ridiedero il vecchio nome. Né ebbe fortuna il nome romano – Càtina – che pure fu adoperato per secoli; brevissima vita ebbe poi quello arabo. Gli Arabi invasero la Sicilia nell’827, ma Catania non fu conquistata prima del 900: per punirla della sua ostinata resistenza gli Arabi vincitori la diroccarono e le cambiarono il nome, chiamandola "Balad-el-fil", come ci dice il famoso geografo Idrisi, o "Medinat-el-fil", come sappiamo dal cronista Al Muqqadasi, cioè "la città dell’elefante". Ma ben presto questo nome fu abbandonato e dimenticato, e riprese vigore il vecchio nome indigeno, cui furono apportate, per influsso bizantino ed arabo, le mutazioni fonetiche di cui s’è detto. Sicché l’Etna dei Sicelioti, la Càtina dei Romani, la Balad-el-fil degli Arabi, ha preso definitivamente, dal X secolo in poi, il suo glorioso nome di Catania, che fa fede della sua antichissima origine siciliana.









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Published on: 2002-01-29 (8109 letture)

 

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